Iniziare un percorso di psicoterapia?
Dice Erv Polster: "Il paziente non viene in terapia soltanto per risolvere una certa gamma di problemi ben documentati, ma anche per recuperare la propria capacità di lasciarsi affascinare, e per imparare ad esercitarla."
Il tema della fascinazione è centrale in un percorso di terapia. Quando penso a cosa rappresenti per me il benessere e cosa significhi promuoverlo mi vengono in mente gli occhi e l'espressione di un volto di un bambino: la vitalità delle espressioni, l'entusiamso e la luce che emana dagli occhi è un esperienza così attraente da guardare che genera benessere.
A pensarci bene, tutti siamo stati bambini ed è quindi logico supporre che tutti abbiamo avuto quella forza magnetica di vedere e fare cose interessanti per noi e per gli altri.
Esiste una grande documentazione psicologica su come l'educazione, la società, il rapporto con i propri genitori, gli eventuali traumi accaduti, abbiano avuto un ruolo nella costante perdita di energia vitale di cui eravamo protagonisti. Le terapie centrate sul corpo hanno messo in luce la corrispondenza fra le tensioni muscolari, la profondità del respiro etc., ed alcune esperienze traumatiche del passato.
Alla luce di tutto questo considero riduttivo un approccio che si occupi di sintomi, ad esempio ansia, attacchi di panico, depressioni, disturbi alimentari etc. senza considerare la vita della persona nella sua totatlità.
Certamente la sofferenza, ovvero il sintomo che inizia a pungere all'interno della nostra giornata, è la molla che spinge a chiedere aiuto ad uno specialista, nel tentativo di risolvere il malessere. Tuttavia questo disagio altro non è che una piccola punta di un iceberg visibile. Al di sotto del livello dell'acqua vi è la parte più cospicua e interessante di tutto l'iceberg.
È a partire da questo momento che il tema della fascinazione diventa fondamentale. Tutto l'iceberg è metafora della storia di una persona, delle esperienze vissute, delle emozioni coinvolte, delle immagini guida personali che ognuno ha di sé, dei desideri da realizzare e di tutto il caos informe come potenzialità massima per il proprio cammino.
"Andare alla ricerca di nuove dimensioni dell'esistenza, dice sempre Polster, è una esperienza talmente affascinate da dare alla testa; e questo non vale solo per il paziente, ma anche per lo psicoterapeuta."

Questa ricerca è possibile portarla avanti solamente in due. Il filosofo Martin Buber nel "Principio Dialogico, Io e Tu" mostra in maniera chiara come le parole di Io, Tu od esso (inteso come oggetto) acquistino senso solamente quando considerate come coppia relazionale, e non ciascuna singolarmente. Da sempre qualsiasi tradizione di ricerca ed evoluzione personale, come lo scimanesimo, lo yoga, il buddismo etc., non possono prescindere dalla presenza di un'altra persona.

Da sempre abbiamo bisogno di un altro per vedere noi stessi.

Proprio come avere due occhi dà profondità alla visione, essere riconosciuti dagli altri conferisce una nuova dimensione all'esistenza individuale.
L'altro può essere chiamato in vari modi, maestro, guida, terapeuta, insegnante, capo, etc., e la sua funzione è quella di guidare all'interno di processi che conosce maggiormente la persona che desideri intraprendere tale viaggio personale.
Il movimento o processo che una terapia aiuta a fare è quello di imparare a guardare dentro il proprio mondo interno per uscire fuori con azioni cariche di entusiamo, ricche di contenuti e con una direzione o scopo consapevole.
Uno strumento fondamentale della terapia della Gestalt è il contatto. Stare in contatto con un'altra persona alla ricerca di benessere porta alla rottura dei comportamenti automatici e alla scoperta di nuove possibilità creative. Ne segue inevitabilmente la scoperta che l'importante è cosa avviene, con chi avviene, come avviene, cosa si prova riguardo a ciò che sta avvenendo e, soprattutto, quali sono le conseguenze di ciò che sta avvendendo nel presente.
La piscoterapia della Gestalt ad indirizzo fenomenologico esistenziale ha introdotto all'here and now, il qui ed ora, innovazione importante delle terapie umanistiche (e della prima Gestalt Therapy di Fritz Perls), il now for next (ora in funzione del dopo) portando l'attenzione ad una funzione fondamentale dell'uomo, ovvero l'intenzionalità organismica.
Il concetto del qui ed ora è stato una vera e propria rivoluzione che ha permesso di rompere ed evolvere dagli approcci centrati sull'interpretazione simbolica e volti alla riscoperta del passato, portando nell'ambito della psicologia nuova freschezza e nuove possibilità terapeutiche; sebbene concettualmente il qui ed ora si sia dimostrato molto potente, nella applicazione sono emerse alcune direzioni che hanno portato tale concetto alla reificazione prigioniera del presente da una parte ed alla glorificazione della mera "espressione dei sentimenti" fine a stessa dall'altra. L'evoluzione del concetto in "ora in funzione del dopo" restituisce alla esperienza della persona il movimento insito in ogni espressione che avviene nel presente e va verso il futuro, e l'interesse per la ricerca di conspevolezza e della intenzione che guida e dà energia all'azione.

Un percorso di psicoterapia richiede di porsi in una posizione di ascolto profondo e creativo, con una importante dose di impegno, di responsabiltà e non meno di sensibiltà: Jung stesso affermava che "Maneggiare il materiale psichico richiede il massimo tatto e una sensibilità prossima a quella degli artisti". Di più, assumere il fascino della propria storia personale è un compito che richiede anche il coraggio di mettersi in discussione, elementi questi che non appartegono a tutte le persone che soffrono o che stanno male, infatti: la psicoterapia non è per tutti.

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